annalena di giovanni (fate piano quando uscite)

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annalena di giovanni (fate piano quando uscite)
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a left avvenimenti del 15 gennaio 2009 

«La pace è morta»

verso dove sta andando la palestina e come immaginare un negoziato dopo i fatti di gaza? ne parla l'intellettuale palestinese e fondatore del quotidiano al quds al arabi, abdel bari al atwan

di annalena di giovanni

Quello che mi indigna è l’appoggio incondizionato che i paesi europei stanno fornendo a Israele per questo massacro. Come possono tradire i valori democratici ed umani che dovrebbero essere il fondamento stesso dell’Europa? Gaza al momento è ben peggio di un campo di concentramento. aAlmeno nei campi di concentrmento la gente non veniva bombardata per tre settimane di fila, oltre che ridotta alla fame. Invece i bambini di Gaza sono bombardati dal cielo, dalla terra e dal mare. A Gaza sono fra le sbarre di una prigione a cielo aperto. Ci rendiamo conto che questa è la sola guerra nella storia in cui non esistono corridoi umanitari per scappare? Almeno, quando hanno bombardato l’Iraq, i civili potevano tentare la fuga verso la Siria, la Giordania, la Turchia. A Gaza si resta in trappola. La mia famiglia è a Rafah: mia sorella, mio fratello, i miei nipoti sono tuttora sotto le tonnellate di bombe che Israele sta scarica da tre settimane. E dove se ne potrebbero andare? Gli israeliani gli sparano, gli egiziani gli sparano, il mare è chiuso. È come sganciare un missile su due uccelli in gabbia. Sembra il 1948. Ma l’Europa come può permetterlo?»

 

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il palestinese sul merkava
 
una scommessa elettorale, un presidente scaduto, una vittoria impossibile. così gaza è stata sacrificata a costo zero. il problema, adesso, è come uscirne
di annalena di giovanni
 
 
 
Tzipi ha un problema: il numero rotondo sul quale ha scommesso tutto. È l’otto. Otto come “l’Ordine Numero Otto” - in gergo, la cartolina che decine di migliaia di riservisti (cittadini israeliani sotto la quarantina considerati abili ad impugnre le armi benchè non soldati professionisti) si sono visti consegnare in posta questa settimana e che dà 48 ore di preavviso prima della convocazione in caserma. Questi sono momenti in cui Israele si ferma, in cui la sua frammentata società si fa compatta e solidale, in cui tutti I parenti si incollano davanti alla televisione cercando notizie dei propri ragazzi al fronte, e in cui il governo si pone protettivo a capo della grande famiglia nazionale, mobilitata nel pericolo. Non tutti questi ordini numero otto porteranno intorno alla Striscia di Ghaza; alcuni andranno a coprire le postazioni in Cisgiordania dei soldati professionisti, mandati sul campo di battaglia. Altri andranno a Sderot, sotto il tiro dei razzi Qassam, fra le fila del “Fronte di Casa”, sorta di protezione civile armata che si occupa di sostenere la popolazione in caso di attacchi. Qualcuno si rifiuterà di servire, qualcun altro andrà volontario. L’importante è che, in questo effimero idillio di abnegazione per il bene dello stato, qulcosa non vada terribilmente storto per Tzipi Livni. Perchè un conto, peraltro non meno doloroso per I parenti, sono le perdite fra le fila dell’esercito professionista. Tuttaltro affare I riservisti. Perchè se soltanto uno dei ragazzi dell’Ordine Numero Otto si trasformerà in vittima, per qualsiasi motivo, allora Tzipi Livni ed Ehud Barak, uniti in una lotta fino all’ultimo seggio, avrannofinito la partita. Basterà soltanto un riservista e, per come funzionano gli umori dell’opinione pubblica israeliana, la guerra di Tzipi sarà persa. Sul tempismo dell’operazione di Gaza si è detto molto. Alcuni hanno dato la colpa a Hamas per aver violato la tregua - peraltro di fatto unilaterale, visto che di operazioni israeliane a Gaza ce n’erano state in questi mesi. Altri hanno rivelato come l’operazione fosse pronta da almeno un anno, tregua o meno. Difficile poi non sottolineare l’assenso egiziano ricevuto 48 ore prima dell’avvio di Piombo fuso, nonchè gli appelli da parte del fido Abu Mazen, ormai ridotto a fare il sindaco di Ramallah, e del suo entourage, perchè Israele non lasciasse Gaza in mano a Hamas. Un dato però trova d’accordo tutte le letture. Tra un mese esatto Israele andrà al voto. Il paese andava sempre più verso I rivali del Likud, e la coalizione finora al governo aveva un pesante scheletro nell’armadio, il fallimento militare in Libano nel 2006. Occorreva scavalcare Bibi Netanyahu a destra, rassicurare il paese, e soprattutto vincere da qualche parte.
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L’inferno due volte

L’ultimo lembo di terra da riconquistare, nell’operazione “Piombo fuso” è Rafah. Dove si fa la fame anche per il blocco del Cairo. E si muore sia per mano israeliana che per mano egiziana

Annalena Di Giovanni da Rafah

 

 

Il cielo di Rafah fa un ronzio cieco, che non si vede ma è là sopra, non se ne va mai, si avvicina e si allontana. Soltanto verso il tramonto qualcosa si sgancia dalle nuvole. Il pavimento si scuote da sotto I piedi, il suono dell’esplosione arriva subito dopo, e una colonna di fuoco e fumo nero spinge a 50 metri d’altezza le lamiere fra le case. Poi tutto si ferma, anche il ronzio. Sulla nuvola di fumo si alza il canto del muezzin delle moschee dal lato di Gaza. Trenta secondi dopo arriva la risposta dai minareti della Rafah di parte egiziana, seguita quasi subito da una seconda esplosione. Stavolta colpisce proprio a ridosso del muro di separazione con Gaza, alla porta di Salah Ed- Din, settanta metri più avanti. Dal suo tetto sul confine, Mohsen Haddad, che per uno scherzo burocratico si è ritrovato bloccato nel lato egiziano di Rafah dopo gli accordi di pace fra Egitto e Israele ma che in realtà ha tutta la famiglia a Khan Younis, regge impassibile fra una scossa e l’altra. Stanno bombardando I sular, spiega Mohsen. Sular, ripete.
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la guerra delle bionde
di annalena di giovanni 
 
si chiamano masbirim, letteralmente “portavoce della disinformazione” e stavolta Israele li ha selezionati con cura. Ha sigillato Gaza da stampa e televisione perchè nessuno potesse vedere. Ha attrezzato Sderot, Ashkelon e Beersheva perchè qualche razzo artigianale facesse paura al mondo intero e le tre vittime israeliane fossero “più uguali” delle centinaia palestinesi. Ha lasciato che fossero gli intellettuali come Amos Oz e Ben Yeoshua a levare alta la bandiera di fronte all’opinione pubblica internazionale. Ha mostrato generali che calmi, posati, snocciolavano bombardamenti ed effetti collaterali rilassando lo spettatore come per dire: “tranquilli, è soltanto un massacro”. Nurit Peled, intellettuale israeliana che in seguito alla perdita della figlia in un attentato di Hamas ha lanciato il suo movimento “Famiglie in Lutto” per contestare l’operato israeliano nei Territori Occupati, ha riassunto la copertura dei bombardamenti su Gaza con un certo umorismo: «Israele continua a dichiarare “I nostri piloti sono tornati sani e salvi”. Accidenti, è davvero incredibile che gli F-16 di Hamas non li abbiano beccati! Davvero, parliamo di ragazzini con la kefiyah e le bombe fatte a mano. A tutto c’è un limite». Ma tutto questo non bastava, e così Israele ha mostrato I tacchi. Ed è stata l’invasione delle bionde naturali. Sono loro le nuove masbirim, (anzi, masbirot, trattandosi di signore): bionda la portavoce dell’esercito, bionde le commentatrici, bionda e per giunta coi capelli al vento la fiera Tzipi Livni. Un immaginario che sembra aver solleticato soprattutto la televisione italiana, a giudicare dallo spazio che ha riservato alla versione israeliana dei fatti. Dopotutto, le bionde ci somigliano di più.
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la giustizia si ferma a berlino

nella capitale tedesca si tenta l'ennesimo nuovo percorso per il processo di pace: la riforma della polizia palestinese. nel bel mezzo di un carosello di sistemi penali.

di annalena di giovanni

 

«avevamo detto qualche domanda, ma questa è un'intervista! io non voglio essere incastrato da nessuno. sia chiaro. ma posso dare qualche informazione. è un'iniziativa tedesca per aiutare i palestinesi nel ricostruire gli apparati di sicurezza. per ripararli. la polizia, dico, la polizia palestinese. perchè la riforma della legge e delle strutture giudiziarie è strettamente connessa alla questione della sicurezza, così come le problematiche di carattere sociale ed economico nei territori palestinesi». “quello del governo palestinese”, insomma il braccio destro del premier, non vuole che si faccia il suo nome, non vuole rispondere a troppe domande e soprattutto non vuole parlare di berlino. deve guidare, spiega. e ripete ancora: «ah, non mi incastrate». saluta spiegando che tanto c'è un accordo, che abu mazen ha offerto il dialogo a hamas, che stavolta non ci saranno errori, e lo giura lui che dell'anp è il consulente politico. sulla conferenza di berlino, non c'è altro da dire.

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Siamo tutti Pino Maniaci

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slow news

aggiornamento 

sarebbe stato hezbollah ad abbettere il velivolo dell'esercito libanese lo scorso venerdì. è in corso una commissione d'inchiesta congiunta sull'incidente.

 

10: 00 28-08

aumentano le incursioni aeree israeliane in territorio libanese. questa mattina un elicottero dell'esercito libanese in ricognizione è stato costretto all'atterraggio da alcuni spari di provenienza non identificata, durante un volo di addestramento a soujod, a 20 km dal confine israeliano. un membro dell'equipaggio sarebbe morto, altri quattro feriti. in seguito all'incidente, nelle ultime ore gli sconfinamenti da parte di tel aviv sono inspiegabilmente aumentati. da circa due settimane israle sconfina quasi quotidianamente nei cieli libanesi, una situazione che ricorda molto i giorni immediatamente precedenti al conflitto del 2006. tel aviv ha fatto sapere di non gradire il nuovo governo installato a beirut, che ha incluso hezbollah fra i propri rappresentanti; il governo israeliano e hezbollah si sono scambiati rinnovate minacce sulle rispettive contromosse in caso di provocazione. adesso le infrazioni israeliane fanno temere il peggio.

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13:20 25 -08

 nuova incursione aerea nei cieli del libano. secondo le agenzie libanesi, caccia israeliani avrebbero compiuto alcune evoluzioni nel sud del libano, zona centro-orientale. è l'ennesimo episodio negli ultimi giorni, dopo un'escalation di minacce fra governo israeliano - preoccupato dal nuovo governo di unità nazionale, che conta alcuni esponenti del partito hezbollah - e sayyd hassan nasrallah, segretario del partito di dio. sabato scorso i soldati di tel aviv si erano persio avventurati a piedi oltreconfine. da entrambi i paesi si promettono pesanti risposte armate alla prima provocazione, e anche il neo-presidente michel sleimane non nasconde un certo nervosismo a riguardo. secondo l'emittente di hezbollah, al manar, ieri nasrallah si sarebbe rivolto ad un raduno degli scout sciiti spiegando le incursioni israeliane in questi termini: «tutte queste minacce e rumore contro il libano va interpretato come il risultato di problemi interni ad israele stessa. non sottostimiamo né sottovalutiamo la portata di tali minacce, ma cerchiamo di gestirle con fermezza e tranquillità».

 

17:00 23 - 08

 israele torna in libano. per ragioni tuttora non specificate, la scorsa notte - secondo le agenzie libanesi - alcuni uomini dell'esercito di tel aviv sarebbero penetrati in territorio libanese nei pressi di marjayoun. percorsi circa 100 metri, dopo 15 minuti, avrebbero fatto ritorno entro i confini israeliani. lo strano episodio è avvenuto dopo giorni di minacce da parte di israele nei confronti del nuovo governo libanese, ed alcuni sconfinamenti aerei da parte degli f-16 di tel aviv 

 

14:00 23 - 08

 il presidente iraniano ahmadinejad sarebbe sotto pressione da parte dell'opinione pubblica per spingerlo a licenziare il suo vice, esfandyar rahim-mosha'i. contrariamente a quanto la stampa occidentale porterebbe a credere, la polemica che in questi giorni travolge i giornali in persiano - da e'timad al kheyan - è nata in seguito ad alcune dichiarazioi di simpatia, da parte di mosha'i, nei confronti di usa e israele: «ribadisco per la millesima volta la mia solidarietà nei confronti di usa e israele», avrebbe detto il vice - premier. ora la stampa conservatrice, infuriata, e i ranghi della destra iraniana chiedono a ahmadinejad di liquidare mosha'i. incredibile ma vero: il presidente non solo ha rifiutato, ma ha mostrato il suo appoggio nei confronti del vice portandoselo in missione in turchia.

 

16:00 23 - 08

 per il ministro del petrolio iracheno, hussein ash- shahristani, nel mondo si produce troppo oro nero. lucida e contro corrente l'analisi  di colui che gestisce la seconda riserva mondiale di petrolio al mondo: mercato, contratti e crisi del dollaro avrebbero spinto ad estrarre più petrolio di quanto vendibile. shahristani sarebbe alla vigilia di un viaggio verso la cina, per segnare un contratto di forniture petrolifere con pechino. 

 

22:00 22 - 08

ghaza, la vita del soldato israeliano rapito nel 2006, gilad shalit, sarebbe in pericolo. in un comunicato pervenuto alla stampa internazionale, le brigate di ezz ad-din al qassam, vicine a hamas, avrebbero minacciato di fargli fare "la fine di ron arad" (pilota precedentemente morto) se tel aviv continuerà a temporeggiare sull'accordo con hamas per lo scambio dei prigionieri politici palestinesi, cui dovrebbe fr seguito la liberazione di shalit

 

09:30 22 - 08

 

con una decisione storica, il governo libanese ha definitivamente approvato l'insediamento di un'ambasciata siriana il libano. non era mai successo nei 60 anni di indipendenza dei due paesi vicini.

continua invece l'incertezza sulla nomina del nuovo capo delle forze armate, che dovrebbe succedere al precedente capo dell'esercito, l'attuale presidente della repubblicagenerale michel sleimane.

 

23:55 21 - 08

novità dal caso ergenekon, la gladio turca messa sotto inchiesta dalla magistratura di ankara: fra le pagine di un'agenda personale - risalente alla fine degli anni '80 - dell'imputato Veli Küçük sarebbero stati rinvenuti appunti sul nascondiglio segreto del leader del pkk abdullahi ocalan un presunto trafficoverso l'iraq sponsorizzato dalla ergenekon stessa.

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22:55 21 - 08

 il presidente siriano bashar l-assad, di ritorno da una spedizione diplomatica a mosca, ha annunciato l'intenzione di rafforzare i legami strategici con la russia.

sul tavolo delle trattative, inoltre, il dispiegamento di uno scudo spaziale russo o di missili di tipo iskender su territorio siriano. tali voci sarebbero state nel frattempo smentite, in via non ufficiale, da un informatore anonimo delle agenzie di stampa siriane

 

cartoline saracene

quel fastidioso partito comunista

khaled saghiyyeh, dal quotidiano indipendente libanese al akhbar 

 

in libano non è facile insistere e rimanere un partito comunista, in un paese che non lascia spazio al discorso politico quando questo non sia promosso dai baroni di qualche setta o confessione, un paese in cui non ci sono spazi per battaglie che non servano gli interessi delle classi alte degli affaristi, degli sciacalli del mercato immobiliare, e degli importatori. persino i boss dell'imprenditoria, dopotutto, si ritrovano ogni tanto a dover combattere per tenersi la propria fetta di torta, continuamente contesa dagli altri capitalisti. ed infatti, per l'appunto, è stato per questo che una volta in cui le fazioni libanesi si sono trovate tutte d'accordo è stato quando si è trattato di impedire ai rappresentanti del partito comunista di accedere al seggio parlamentare.

e la situazione è sempre stata questa, anche prima che tutti si mettessero di impegno a resuscitare una legge elettorale vecchia 50 anni, era così anche da prima che il rinnovamento della sinistra significasse buttarsi in trincea con imperialisti e neoliberisti.  

 

 

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la versione degl'altri

samir amin - egitto

il capitalismo va in pensione

(requisiti di base per un ventunesimo secolo non-americano)

 

il liberismo appare per quello che è: il viagra di un capitalismo ormai senile. e d'altra parte l'ottimismo della ragione ci porterebbe ad identificare le contingenze per cui una nuova sinistra possa finalmente sorgere per sfidare e sconfiggere le forze della destra. la costruzione di una simile sinistra richiederebbe un fronte internazionale delle classi dominate, delle genti del nord e del sud. questo fronte, in realtà, non esiste ancora.

 

 

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samir amin - egitto

il paradigma dello sviluppo


il paradigma realista vede lo sviluppo realizzabile in termini di adattamento intelligente alle tendenze spontanee del sistema capitalista. il fatto è che è nella natura del capitalismo globale continuare a produrre una polarizzazione delle risorse della società e del mercato

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